|
IL
NOTHERN SOUL TRA EUROPOP ED EURODISCO
Più volte liquidata con l’epiteto infamante di
musica “superficiale e disimpegnata”, nel corso della propria evoluzione ed
affermazione, la disco-music ha espresso ben altra complessità e articolata
struttura, fatta di sovrapposizioni di stili e legami con fenomeni antecedenti,
talvolta innescando i futuri trends. È vero che la scena soul inglese aiutò a
impostare il modello e gettare le fondamenta della moda disco tra il 1977 e il
1979, fornendo una versione annacquata della musica afroamericana; ma fu solo il
primo passo di un tragitto più lungo. Dalla nascita dell'Europop e della cultura
del collezionismo, passando per lo spettro del fenomeno cult dei mod che
incombeva sulla “Febbre del sabato sera fino” alla nascita dell'Hi-NRG, il Northern Soul, con il suo beat palpitante e l'artificioso riecheggiare della
Motown, gettò una lunga ponte tra la disco e quanto sarebbe avvenuto nel primo
scorcio degli anni ’80. Questo lo scenario: è mezzanotte passata da un pezzo, un
sabato notte/domenica mattina in un locale sciatto, senza licenza, nella zona
spettrale di una piccola città. In una stanza piccola, angusta e claustrofobica,
in penombra, una folla di uomini sudati e drogatissimi esegue piroette e balzi
atletici al ritmo di "Just Look What ìfou've Done", un pezzo Motown sincopato di
Erenda Holloway. Il pubblico sembra risoluto a far testa a tutti i costi, per
uscire dalla quotidianità con fervore fanatico. Mostra la stessa devozione per i
dischi che il dj sta suonando, una serie di pezzi in stile Motown con un ritmo
4/4 martellante e una melodia da crepacuore in crescendo, ma con una
strumentazione precaria che spesso emette suoni simili a un pianto trattenuto.
Sembrerebbe una scena rubata ad una delle tante discoteche underground
newyorkesi dei primi anni settanta. Ma questo fenomeno di “possessione
collettiva su pista” si svolge a migliaia di chilometri di distanza, e molti
anni prima. Il locale è il Twisted Wheel, al numero 6 dì Whitfield Street, nel
centro di Manchester, Inghilterra, in un weekend qualsiasi della seconda metà
degli anni sessanta. Quel periodo segnò la nascita di uno strano fenomeno che in
seguito avrebbe preso il nome di "Northern Soul": giovani uomini dei deserti
postindustriali dell'Inghilterra settentrionale prostrati in adorazione dei
dischi soul americani - meglio se rari e misconosciuti - con uno zelo e una
devozione che avrebbero fatto impallidire anche il fedele più fervente. Nel
corso degli anni successivi, la cultura del Northern Soul affiancò e influenzò
profondamente la scena nascente della disco a New York. L'Inghilterra era sempre
stata un Paese di commercianti e, soprattutto, di collezionisti. Fin dall'epoca
del sorpasso dello swing ai danni del dixieland e del jazz di New Orleans, nei
primi anni trenta, l'Inghilterra vide diffondersi focolai di collezionismo
animati dall'intento di preservare e documentare ossessivamente gli stili
musicali afroamericani che non erano più in voga nella comunità nera
statunitense. I più modaioli erano i devoti del Northern Soul. La scena soul
inglese era un'appendice dell'ambiente jazz di Londra, e aveva incominciato a
svilupparsi agli albori degli anni sessanta in locali come il Flamingo (un ex
centro ricreativo ebraico sottostante il Whiskey-à-Go-Go in Wardour Street, che
nel weekend organizzava serate che duravano fino all'alba, molto popolari tra
gli immigrati dalle Indie Occidentali di recente arrivo e i marines americani di
stanza in Inghilterra) e The Scene, in Ham Yard, a Soho, dove il DJ Guy Stevens
suonava un misto di urban-blues simile a quello di B.B. King, blues da salotto
alla Mose Allison e jazz per organo Hammond alla Jimmy Smith. Questa strana ed
esplosiva combinazione di DJs, collezionisti, conservatori fanatici, immigrati
della diaspora africana e ufficiali delle forze armate americane avrebbe
definito i canoni del Northern Soul, e determinato l'evoluzione dei successivi
quarant'anni di musica popolare europea. Contemporaneamente al decollo dei
locali soul, nel febbraio del 1964, a Soho, apriva l'ultra-chic Ad-Lib. A
differenza dei cugini continentali, comunque, l'Ad-Lib non era patria di
rampolli facoltosi e stravaganti o contesse ingioiellate. Il giornalista Anthony
Haden-Guest descrisse l'Ad-Lib come "Rifugio d'elezione per la mafia dorata
della scena pop, che ogni sera ospitava un Beatle o un Rollìng Stone e i
fotografi di moda, satiri di questa Arcadia urbana". Era nelle discoteche
londinesi di metà anni sessanta chic si potevano comprendere le trasformazioni
in corso nella società. Erano le arene in cui artisti e fotografi della classe
media o della classe operaia, come David Hockncy, David BaOey e Terry Donovan,
stilisti come Mary Quant e Ossie Clark, e un parrucchiere come Vidal Sassoon si
incontravano con i giovani bene su presupposti di uguaglianza."
Pur rappresentando il primo passo nell'indebolimento della struttura di classe
inglese, la liberazione da un progetto di vita predeterminato ebbe come
conseguenza una considerazione di sé particolarmente; alta da parte della prima
generazione di giovani inglesi che, dopo aver finito gli studi, non aveva tatto
la stessa carriera dei genitori. "Il direttore del locale aveva fatto appendere
ampi specchi dappertutto",- sottolineava il giornalista George Melly descrivendo
gli interni del locale.- "Un locale aveva bisogno di movimento, era la sua idea,
ma penso che abbia intuito, più o meno consapevolmente, che l'intero movimento
hippie fosse ossessivamente narcisistico. Non ballavano per divertirsi insieme,
ma per il proprio piacere. Kennedy(il direttore) mi ha raccontato che non è mai
riuscito a spiegarsi l'indifferenza degli uomini. "Le ragazze dell'Ad-Lib sono
proprio delle bamboline deliziose, ma da dove sbucano? Non le si vede in giro da
nessuna parte. E ballano in maniera molto sexy, ma per le reazioni che ottengono
è come se non ci fossero nemmeno.” Questo narcisismo raggiunse il suo picco con
i mod. I mod volevano tagliare i ponti con la grigia Inghilterra tradizionale e
le sue tetre fabbriche vittoriane che sputavano fumi sui loro operai intabarrali
e sulle loro case popolari malandate. Così, lo fecero iniziando a vestire abiti
su misura dal taglio continentale e magliette Fred Perry dai colori vivaci,
girando in Vespa e tagliandosi i capelli alla Jean-Paul Belmondo, nonostante ciò
volesse dire spendere la paga di due settimane per comprare la camicia giusta e
avere il look più azzeccato. Ovviamente, questo estetismo portato all'estremo
ebbe una sua espressione musicale: la musica mod per eccellenza ai tempi divenne
l'antitradizionalista “black music americana”, come "Night Train" di James Brown
e "Come and Gel These Mernories" dì Martha & thè Vandellas.
Continua


|