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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  IL NOTHERN SOUL TRA EUROPOP ED EURODISCO

Più volte liquidata con l’epiteto infamante di musica “superficiale e disimpegnata”, nel corso della propria evoluzione ed affermazione, la disco-music ha espresso ben altra complessità e articolata struttura, fatta di sovrapposizioni di stili e legami con fenomeni antecedenti, talvolta innescando i futuri trends. È vero che la scena soul inglese aiutò a impostare il modello e gettare le fondamenta della moda disco tra il 1977 e il 1979, fornendo una versione annacquata della musica afroamericana; ma fu solo il primo passo di un tragitto più lungo. Dalla nascita dell'Europop e della cultura del collezionismo, passando per lo spettro del fenomeno cult dei mod che incombeva sulla “Febbre del sabato sera fino” alla nascita dell'Hi-NRG,  il Northern Soul, con il suo beat palpitante e l'artificioso riecheggiare della Motown, gettò una lunga ponte tra la disco e quanto sarebbe avvenuto nel primo scorcio degli anni ’80. Questo lo scenario: è mezzanotte passata da un pezzo, un sabato notte/domenica mattina in un locale sciatto, senza licenza, nella zona spettrale di una piccola città. In una stanza piccola, angusta e claustrofobica, in penombra, una folla di uomini sudati e drogatissimi esegue piroette e balzi atletici al ritmo di "Just Look What ìfou've Done", un pezzo Motown sincopato di Erenda Holloway. Il pubblico sembra risoluto a far testa a tutti i costi, per uscire dalla quotidianità con fervore fanatico. Mostra la stessa devozione per i dischi che il dj sta suonando, una serie di pezzi in stile Motown con un ritmo 4/4 martellante e una melodia da crepacuore in crescendo, ma con una strumentazione precaria che spesso emette suoni simili a un pianto trattenuto. Sembrerebbe una scena rubata ad una delle tante discoteche underground newyorkesi dei primi anni settanta. Ma questo fenomeno di “possessione collettiva su pista” si svolge a migliaia di chilometri di distanza, e molti anni prima. Il locale è il Twisted Wheel, al numero 6 dì Whitfield Street, nel centro di Manchester, Inghilterra, in un weekend qualsiasi della seconda metà degli anni sessanta. Quel periodo segnò la nascita di uno strano fenomeno che in seguito avrebbe preso il nome di "Northern Soul": giovani uomini dei deserti postindustriali dell'Inghilterra settentrionale prostrati in adorazione dei dischi soul americani - meglio se rari e misconosciuti - con uno zelo e una devozione che avrebbero fatto impallidire anche il fedele più fervente. Nel corso degli anni successivi, la cultura del Northern Soul affiancò e influenzò profondamente la scena nascente della disco a New York. L'Inghilterra era sempre stata un Paese di commercianti e, soprattutto, di collezionisti. Fin dall'epoca del sorpasso dello swing ai danni del dixieland e del jazz di New Orleans, nei primi anni trenta, l'Inghilterra vide diffondersi focolai di collezionismo animati dall'intento di preservare e documentare ossessivamente gli stili musicali afroamericani che non erano più in voga nella comunità nera statunitense. I più modaioli erano i devoti del Northern Soul. La scena soul inglese era un'appendice dell'ambiente jazz di Londra, e aveva incominciato a svilupparsi agli albori degli anni sessanta in locali come il Flamingo (un ex centro ricreativo ebraico sottostante il Whiskey-à-Go-Go in Wardour Street, che nel weekend organizzava serate che duravano fino all'alba, molto popolari tra gli immigrati dalle Indie Occidentali di recente arrivo e i marines americani di stanza in Inghilterra) e The Scene, in Ham Yard, a Soho, dove il DJ Guy Stevens suonava un misto di urban-blues simile a quello di B.B. King, blues da salotto alla Mose Allison e jazz per organo Hammond alla Jimmy Smith. Questa strana ed esplosiva combinazione di DJs, collezionisti, conservatori fanatici, immigrati della diaspora africana e ufficiali delle forze armate americane avrebbe definito i canoni del Northern Soul, e determinato l'evoluzione dei successivi quarant'anni di musica popolare europea. Contemporaneamente al decollo dei locali soul, nel febbraio del 1964, a Soho, apriva l'ultra-chic Ad-Lib. A differenza dei cugini continentali, comunque, l'Ad-Lib non era patria di rampolli facoltosi e stravaganti o contesse ingioiellate. Il giornalista Anthony Haden-Guest descrisse l'Ad-Lib come "Rifugio d'elezione per la mafia dorata della scena pop, che ogni sera ospitava un Beatle o un Rollìng Stone e i fotografi di moda, satiri di questa Arcadia urbana". Era nelle discoteche londinesi di metà anni sessanta chic si potevano comprendere le trasformazioni in corso nella società. Erano le arene in cui artisti e fotografi della classe media o della classe operaia, come David Hockncy, David BaOey e Terry Donovan, stilisti come Mary Quant e Ossie Clark, e un parrucchiere come Vidal Sassoon si incontravano con i giovani bene su presupposti di uguaglianza."
Pur rappresentando il primo passo nell'indebolimento della struttura di classe inglese, la liberazione da un progetto di vita predeterminato ebbe come conseguenza una considerazione di sé particolarmente; alta da parte della prima generazione di giovani inglesi che, dopo aver finito gli studi, non aveva tatto la stessa carriera dei genitori. "Il direttore del locale aveva fatto appendere ampi specchi dappertutto",- sottolineava il giornalista George Melly descrivendo gli interni del locale.- "Un locale aveva bisogno di movimento, era la sua idea, ma penso che abbia intuito, più o meno consapevolmente, che l'intero movimento hippie fosse ossessivamente narcisistico. Non ballavano per divertirsi insieme, ma per il proprio piacere. Kennedy(il direttore) mi ha raccontato che non è mai riuscito a spiegarsi l'indifferenza degli uomini. "Le ragazze dell'Ad-Lib sono proprio delle bamboline deliziose, ma da dove sbucano? Non le si vede in giro da nessuna parte. E ballano in maniera molto sexy, ma per le reazioni che ottengono è come se non ci fossero nemmeno.” Questo narcisismo raggiunse il suo picco con i mod. I mod volevano tagliare i ponti con la grigia Inghilterra tradizionale e le sue tetre fabbriche vittoriane che sputavano fumi sui loro operai intabarrali e sulle loro case popolari malandate. Così, lo fecero iniziando a vestire abiti su misura dal taglio continentale e magliette Fred Perry dai colori vivaci, girando in Vespa e tagliandosi i capelli alla Jean-Paul Belmondo, nonostante ciò volesse dire spendere la paga di due settimane per comprare la camicia giusta e avere il look più azzeccato. Ovviamente, questo estetismo portato all'estremo ebbe una sua espressione musicale: la musica mod per eccellenza ai tempi divenne l'antitradizionalista “black music americana”, come "Night Train" di James Brown e "Come and Gel These Mernories" dì Martha & thè Vandellas.


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